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Generazionale. Se c’è un regista a cui si addice questa parola quello, probabilmente, è Tim Burton.

Nei magnifici anni novanta, quelli di Baywatch in Tv, dei Tamagotchi, delle Spice Girls e dei discutibili tagli di capelli sono anche segnati, al cinema, dai film di un regista che in quel decennio si impone come una delle figure più “eccentriche” del panorama mainstream.
Burton propone ad Hollywood una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che passa tanto dal lato narrativo quanto da quello estetico e visivo. In una decina di anni, un regista semi-sconosciuto scappato dagli studi della Disney perché odiava disegnare “tutte quelle volpi così tenere e carine” diventa una delle figure chiave del cinema mondiale.

I protagonisti non sono più bellocci palestrati (e stupidi?) pronti a buttarsi nella mischia a testa bassa. Burton racconta invece degli esclusi, degli emarginati e dei freaks. Personaggi timidi, socialmente impacciati, strani, a cui il regista regala finalmente una nuova dignità, raccontandone le piccole guerre quotidiane, le sconfitte e costruendo su di essi delle vere e proprie fiabe metropolitane.
Un gusto per la fiaba, per il weird, per i film di serie B e Z che si innesta nei classici sobborghi americani. Sono personaggi che vivono nel contrasto, quelli di Burton; alla continua ricerca di un loro posto nel mondo. “Ho capito di aver creato con i miei film un club ideale per gli eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano [..]”.

Ecco, quindi, cinque film per scoprirlo.

Mars Attacks! (1996)
Fun Fact: é il 1962 e un’azienda di figurine, la Bubble Inc., decide di lanciare sul mercato una serie di carte collezionabili chiamate Mars Attack. In queste figurine, degli alieni verdognoli con un cervello esposto e enormemente sproporzionato hanno invaso la terra e si dilettano a polverizzare gli umani a suon di raggi laser.

Se fossimo stati ragazzini americani in quegli anni, probabilmente, avremmo passato gli intervalli a scuola a scambiarci queste figurine e, una volta tornati a casa, avremmo acceso la televisione, magari su uno di quegli strani film di fantascienza, in cui i mostri erano strane creature fatte con poco più di cartapesta e qualche filo, a immaginare di compiere, come i protagonisti di quelle pellicole, straordinarie avventure spaziali.

Ecco, Mars Attacks!, nasce come omaggio diretto a tutto questo, a quel particolare tipo di cinema.
Burton crea una fantascienza eccessiva, vintage e quasi parodistica, rifacendosi a un tipo di cinema scomparso, fatto di effetti visivi spesso non sufficienti a creare una sospensione dell’incredulità vera e propria, ma abbastanza forti da incantare tutta una generazione di ragazzi, tra cui, ovviamente, Tim Burton.

Come nelle figurine, in Mars attacks!, un’invasione aliena minaccia la terra, costringendo tutta una serie di personaggi bizzarri (umani, intendiamoci) a fronteggiare la minaccia extraterrestre. Burton, attraverso l’impiego enorme e tratti quasi eccessivo di stelle hollywoodiane (da Nicholson presidente degli U.S.A. passando per Jack Black, Natalie Portman e molti altri) ridicolizza un certo tipo di classe sociale americana, completamente incapace di comunicare o di affrontare qualsivoglia problema.
In Mars Attack, infatti, è molto più facile e divertente tifare per gli alieni sperando davvero che riescano a conquistarci.