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Questo è quanto successo nella Galleria d’Arte di Looking for Art dal 21 al 31 Maggio 2019.

Ve lo presentiamo. Di S.M.P. nota anche come Fratello Trasimaco.

 

Donna: Storia di una Bellezza Truccata

Un’esposizione di Marco Ceruti e Claudia Ambrosini.

Il mare, plumbeo, mentre il sangue della parricida mutilazione di Urano contaminava il blu profondo dello sfondo, accoglieva la tempesta. Le lacrime del Cielo ferito si univano agli schizzi purpurei di una vendetta appena compiuta e precipitavano in una vorticosa discesa verso la Terra che ne era stata complice. Gioivano gli scogli acuminati del delitto appena commesso.

Contemplavano il misfatto, portato a termine per mano del più giovane dei figli, Crono, lasciando spazio all’abisso scuro in cui si erano appena schiantati i genitali di Urano. Si aprivano proprio lì le acque livide: una schiuma chiarissima indicava l’esatto luogo dove il membro giaceva ormai senza vita.
Ma la potenza dell’Eros non si poteva arrestare. Ed ecco, dalla spuma pallida come la morte, spermatica e candida di dolore e desiderio, una nuova vita sorgeva in tutto il suo spaventoso splendore.

Claudia AmbrosiniEra lei, Afrodite la Citerea, nata tra le onde dall’immortale membro, come ci racconta Esiodo. Lei, incantevole, inarrestabile e terribile che infiniti uomini avrebbe portato alla follia.
La mano correva veloce lungo le linee sinuose del corpo della dea. Il pennello, frenetico, voleva catturare appieno la luce sanguigna che già le illuminava il viso perfetto. Pennellate violente, che scolpivano un volto enigmatico come il mare oscuro da cui era sorta. Capelli lunghi, morbidi, fluttuanti e chiarissimi come le onde che rincorrevano nel vento di tempesta. Occhi blu, profondi, indomabili, abissali che già promettevano il tormento e l’estasi di tutte le innumerevoli anime di cui si sarebbero impossessati. Labbra delicate, dolci eppure arrossate da un sorriso malizioso che insinuava alla passione più autentica e folle. Le mani delicate erano poggiate tra le cosce della donna, impegnate più in un invito provocatorio che a coprirne le nudità.

Botticelli si fermò per un attimo e guardò la tela. Il dipinto, bellissimo e terribile, incarnava perfettamente la nascita violenta della dea della bellezza e dell’amore. Dal membro tagliato di Urano, dalla schiuma, dallo sperma, dal desiderio, dall’inganno. Poi, preso dallo stesso delirio estatico e creativo con cui aveva concepito l’opera, la squarciò di netto, proprio come Crono squarciò l’amplesso infinito del Cielo, suo padre, e della Terra, sua madre, per venire alla luce.

Il mondo non era ancora pronto per la verità.

Così ricominciò a dipingere, la mano non più guidata nervosamente da una follia oscura ed artistica ma calma, pacata, ragionata, luminosa. Il risultato è quel capolavoro di tecnica, ragione e nascondimento delle origini che oggi milioni di visitatori ammirano nelle sale degli Uffizi: La Nascita di Venere di Sandro Botticelli.

Togliamo le mani pudiche di Afrodite dalle sue nudità. Risaliamo alle origini dell’inganno.

Qual è il vero trucco della bellezza femminile? Quello che da sempre copre e abbellisce secondo la moda del momento il volto delle donne o è quello che ha voluto renderle angeliche, prive di qualsiasi pulsione erotica?

La Venere di Botticelli è l’emblema del paradigma di bellezza femminile che per secoli ha dominato la cultura occidentale e che forse, ancora oggi, in un certo senso resiste.
Dall’amor cortese fino a Burke e i suoi canoni di bello e sublime, la donna è stata vista come angelo: pura, casta, candida, eterea, messaggera di un’armonia celeste e non terrena.
Come Beatrice guida Dante attraverso i cieli della gloria divina, ella conduce l’uomo al paradiso.

Un paradiso di salvezza, di redenzione, di pace da i bassi impulsi che lo governavano prima di trovare l’amata. Perché il maschio è il sublime: forte, terribile, spaventoso ma la femmina è il bello: perfettamente disinteressato, morbido, tenue, innocente ed innocuo. Del resto, come si voleva estirpare dal bello il piacere, dalla donna si voleva estirpare il desiderio.

Marco CerutiMa è davvero così? L’amore è davvero questa pace infinita e terribilmente noiosa, statica, inerte che ci promettono i quadri di Botticelli? O è qualcosa di talmente potente da far muovere i cieli?

Io credo di sì, e credo anche che per quanto mascherato fosse, il filo rosso di Eros non si è mai del tutto separato dal volto della donna. Non si può estirpare il piacere dalla bellezza. E così, dopo Burke, Baudelaire individuò un nuovo tipo di bellezza, nel trucco, nell’artificio della seduzione. C’era un nuovo paradiso, non più di redenzione ma di sfogo delle passioni autentiche, lontano dalla gabbia della razionalità. L’ipocrita menzogna di nascondere la voglia irrefrenabile di possedere, qualcosa di puro che puro non è, era stata smascherata.

La vera purezza era tornata, non nella castità ma nella passione che la donna provoca e prova assieme, non importa come, non importa con quali arti seduttrici.
Il gioco di un sorriso innocentemente malizioso che sa di possedere quando è posseduto, quando perché è preda catturata, diventa cacciatore.
La vera bellezza è quella che nasconde, che confonde, che inganna, che fa perdere all’uomo la rotta della ragione e lo lascia libero di sprofondare nell’abisso labirintico della passione.

Non importa se in una ammiccante purezza o in una sincera provocazione.

La bellezza della donna è l’enigma caotico che squarcia irrimediabilmente il petto dell’uomo e lo getta in balia di un estasi erotica che non può controllare. La pace sta nell’accettare il caos e l’amore che lo produce, nel lasciarsi dominare da esso e così dominarlo. Il paradiso è molto più simile all’inferno di quanto sembri, ma è sempre meglio regnare all’inferno che servire in paradiso.