Seleziona una pagina

Generazionale. Se c’è un regista a cui si addice questa parola quello, probabilmente, è Tim Burton.

Nei magnifici anni novanta, quelli di Baywatch in Tv, dei Tamagotchi, delle Spice Girls e dei discutibili tagli di capelli sono anche segnati, al cinema, dai film di un regista che in quel decennio si impone come una delle figure più “eccentriche” del panorama mainstream.

Burton propone ad Hollywood una vera e propria rivoluzione. Una rivoluzione che passa tanto dal lato narrativo quanto da quello estetico e visivo. In una decina di anni, un regista semi-sconosciuto scappato dagli studi della Disney perché odiava disegnare “tutte quelle volpi così tenere e carine” diventa una delle figure chiave del cinema mondiale.

I protagonisti non sono più bellocci palestrati (e stupidi?) pronti a buttarsi nella mischia a testa bassa. Burton racconta invece degli esclusi, degli emarginati e dei freaks. Personaggi timidi, socialmente impacciati, strani, a cui il regista regala finalmente una nuova dignità, raccontandone le piccole guerre quotidiane, le sconfitte e costruendo su di essi delle vere e proprie fiabe metropolitane.

Un gusto per la fiaba, per il wierd, per i film di serie B e Z che si innesta nei classici sobborghi americani. Sono personaggi che vivono nel contrasto, quelli di Burton; alla continua ricerca di un loro posto nel mondo. “Ho capito di aver creato con i miei film un club ideale per gli eterni ragazzi che amano i falliti, la libertà, i marziani e le donne che ti seguono con una valigia in mano[..]”.

Ecco, quindi, cinque film per scoprirlo.

Edward Mani Di Forbice (1990)

Edward Mani di ForbiceCercando la parola Cult sul dizionario, probabilmente, a destra, neanche tanto in piccolo, trovereste una foto di Edward Mani di Forbice.

Nel 1990, l’anno dopo aver diretto Batman, Tim Burton mette in scena quello che ancora oggi è uno dei suoi film più conosciuti, amati, e quello che (forse) per primo mette in scena tutti i temi che saranno fondamentali nel cinema del regista.

Edward, ragazzo-Frankenstein creato in laboratorio, si ritrova con delle forbici al posto delle mani quando il suo creatore, prima di essere riuscito a completare la sua creatura, muore. L’incontro con una rappresentante di cosmetici lo scaraventerà nel mondo, lontano dalla magione decadente nel quale era vissuto fino a quel momento.

Fisicamente “diverso”e socialmente inadeguato, Edward è un outsider, una frattura in quello che sembra il classico e perfetto sobborgo americano. Edward Mani di Forbice si rivela come un film di formazione, un viaggio alla scoperta di se stessi, degli altri e del mondo. Una lettera d’amore diretta a tutti quelli che, almeno una volta, si sono sentiti degli Edward.