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di: S.M.P. detta anche Fratello Trasimaco

In principio...

“Colui che deve partorire è malato; e colui che è partorito è impuro. Chiedetelo alle donne: non si partorisce per divertimento. Il dolore fa starnazzare le galline e i poeti.
Un nuovo figlio: oh quanta sporcizia venne pure al mondo! Andate in disparte! E chi ha partorito, deve purificarsi l’anima!”

Zarathustra

Dell’uomo superiore

Era bagnata fradicia e coperta di sangue, aveva freddo e le mancava l’aria ed era lontana da quell’unico antro confortevole che avesse mai conosciuto come casa. Quella sostanza vacua, rada che la circondava era quasi impossibile da respirare e persino le palpebre chiuse le bruciavano a causa del mare bianco e accecante in cui era immersa.
Piangeva , piangeva dal dolore impadronitosi di ogni angolo del suo corpo. Tentava di muoversi, con l’inutile risultato di un frenetico, sgraziato e convulso dibattere degli arti. Un uomo, vestito di un nauseante colore verde pallido con una mascherina protettiva sulle labbra, la reggeva tra le braccia ed una donna poco lontano si era appena calmata da un pianto. Gli occhi ancora rossi ed il viso ancora giovane sconvolto, i capelli scomposti ed il corpo completamente abbandonato su un letto a sbarre. “Complimenti signora” esclamò infine l’uomo vestito di verde “è una femmina!”
Era venuta al mondo.

È innegabile è che si nasca nel dolore e tra il dolore, in un luogo di morte. Ogni muro, ogni stanza, ogni corridoio di un ospedale è inevitabilmente impregnato da un nauseante puzzo d’infermità. Le pareti, di colori pallidi, freddi, malati, vuoti come gli occhi dei pazienti accasciati tra le sbarre dei letti, trasudano di morte, di disperazione di strazio. Sono così, gelide ed immobili portano un silenzio di urla e pianti senza memoria, un susseguirsi ormai informe di visi distorti dalla sofferenza, ferite senza un nome. E la stessa apatia si legge negli occhi dei medici, incuranti traghettatori di navi tra l’essere ed il nulla. Hanno forse quindi ragione i predicatori di morte per cui la vita altro non è che un modo per scontare la finale dipartita?

Per cui “partorire è faticoso (..) perché si continua a partorire? Si partoriscono solo degli infelici”

Zarathustra

Dei predicatori di morte

E “Nasce l’uomo a fatica,
ed è rischio di morte il nascimento.
Prova pena e tormento
per prima cosa; e in sul principio stesso la madre e il genitore
il prende a consolar dell’esser nato.”

Leopardi

Canto notturno di un pastore errante dell’Asia

O forse invece quell’iniziale dolore non è altro che una prova? Una prova per vedere quanto disposti siamo a lottare per VIVERE e anche nella fatica quanto sia grande l’amore per la vita stessa. E allora quel pianto di madre non sarà consolatorio ma di gioia: un nuovo cuore batte, un nuovo bambino. Impuro ancora dovrà superare mille altri incontri di dolore e morte e solo se non lo abbandonerà lo stesso amore per la vita che gli ha concesso il primo respiro ne uscirà vincitore.