Seleziona una pagina

di: S. M. P. detta anche Fratello Trasimaco

Lei la fissava con occhi severi e freddi, nei quali non si scorgeva altra nota se non il disprezzo.
Non scherniva, non parlava, INDICAVA.
Indicava quelle GAMBE, che sebbene separate sembravano toccarsi.
E il VENTRE? Certo, anche quello: per fortuna non superava più le COSTOLE ormai ben evidenti, ma non riusciva ancora a rientrare nell’incavo delle ANCHE.
La smorfia di disgusto sul viso di Lei si accentuò nel vano tentativo di cambiare posizione e apparire più MAGRA.
Più magra?
No.
MENO GRASSA semmai.

SchieleNon le interessava ciò che dicevano gli altri: fittizie maschere e fiumi di parole ingannevoli, false, pronunciate o per invidia o per un profondo senso di colpa.
No! Solo di Lei si poteva fidare precipitando lentamente in un vuoto e buio oblio, di medico in medico, di controllo in controllo, di bilancia in bilancia… Eppure vedere quelle cifre scendere sempre di più era l’unica gioia che aveva, forte e troppo testarda per tornare indietro, lottava contro tutto e contro tutti per raggiungere il suo scopo: essere un’opera d’arte.
Essere perfetta Sola, distrutta e dilaniata da Lei, quella dello specchio, ma perfetta.
Come poteva entrare in una qualsiasi forma sociale se già si odiava da sola? MAI!
Come la vedevano gli altri soprattutto? TERRORE.
Erano DUE,
con il cupo terrore di essere CENTOMILA,
l’amara e fredda consapevolezza di non essere fondamentalmente NESSUNO
ed il folle, struggente desiderio di poterlo diventare attraverso

L’INSANA BELLEZZA DELLE OSSA SPORGENTI.