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Scritto da Federico Guido

 

Partiamo dai tuoi inizi.

Sono nato in Moldavia ma sono arrivato in Italia quando avevo sei anni. Essendo le scuole già iniziate al momento del nostro arrivo, mia madre ha preferito che all’inizio rimanessi in casa e studiassi con lei. L’anno successivo ho iniziato le elementari dove ho avuto la fortuna di incontrare una maestra che sapesse il russo (lingua che parlavo da piccolo) che mi ha aiutato molto a integrarmi.

 

La tua inclinazione per l’arte quando si sviluppa? Appena arrivato in Italia o dopo qualche anno?

Tutto è cominciato quando ero piccolo grazie a mia mamma, studentessa all’artistico e per questo molto brava a disegnare. Mi ricordo che è stata lei a insegnarmi, da piccolo, a disegnare i cartoni animati tant’è che il mio primo disegno ben realizzato di cui ho memoria è Paperino. Al tempo, mi ero esaltato perché sembrava proprio lui. Anche successivamente ho continuato a disegnare: alle elementari, in particolare, mi hanno sempre chiesto di copiare determinati personaggi. In seguito, diversamente dal percorso scolastico di mia madre, ho però frequentato il liceo scientifico: lì purtroppo ho perso qualcosa perché non avevo tempo e modo di praticare il disegno. Ad un certo punto allora mi son detto: “cosa voglio fare veramente?” Di studiare matematica e fisica proprio non ne avevo voglia così ho puntato su qualcosa che mi piacesse davvero. Ho provato quindi a immergermi nel mondo artistico e del disegno consapevole che arte era l’unica materia in cui andavo bene a scuola. Mi sarebbe piaciuto fare architettura ma non avevo i fondi e comunque non sarebbe stato facile trovare immediatamente lavoro dato che nell’ambiente richiedono persone con una certa esperienza. Perciò ho fatto due anni sabbatici cercando un lavoro e nel mentre ho ripreso disegnare usando semplicemente la matita e ritraendo figure realistiche, volti e paesaggi. Nel 2014 così sono arrivato a fare il mio primo dipinto con l’acrilico e poi da lì mi sono spinto a usare altri mezzi e altri strumenti.

 

Riguardo alla Moldavia, c’è qualcosa che ti porti dietro della tua terra d’origine?

Molto poco purtroppo perché sono scappato con mia mamma e quindi anzi, ho lasciato dietro tutti i miei brutti ricordi. L’ultima volta che ci sono stato è stato 15-16 anni. Ora tuttavia ci tornerei per far visita ai miei parenti che sono rimasti là.

 

Questo trasferimento, questo distacco dalla tua terra è qualcosa che viene fuori nelle tue opere o no?

No, non voglio proprio trattarlo. Magari più avanti.

 

Victor TampeiHai accennato a tua madre e ho visto, sfogliando le tue opere, che c’è un quadro che hai dedicato a lei e a tuo padre: sono loro le principali persone che ti hanno incoraggiato nel tuo percorso artistico?

Mio padre direi di no perché è un uomo d’un tempo (faceva l’elettricista) e già quando gli avevo accennato dell’idea di fare architettura lui non si era mostrato affatto convinto dicendomi che non avrei trovato lavoro. Lui ha sempre voluto che lavorassi. Quando però ho deciso di iscrivermi in Brera e gli ho detto che mi sarei pagato io gli studi con un part- time ha accettato la mia decisione. È un po’ rude nei modi ma comunque mia madre ne parla bene e alla fine è contento di quello che faccio. Anche mia mamma ovviamente mi supporta. Senza di loro non penso sarei riuscito a intraprendere questo percorso.

 

Al di fuori della tua famiglia ci sono altre figure che hanno svolto un ruolo chiave nel tuo percorso?

La mia ex ragazza dopo il liceo mi aveva regalato un set di pittura grazie al quale ho iniziato a dipingere con gli acrilici. Prima di allora infatti disegnavo solamente e, a tal proposito, se ho ripreso a farlo lo devo anche sia ad un’applicazione (Draw Something) sia ad un’altra ragazza che mi spinto a buttarmi sulla carta vedendomi proprio disegnare con l’app.

 

Quali sono le tue principali fonti d’ispirazione?

In molti casi il soggetto o l’idea per i miei quadri mi viene in mente mentre dormo, rielaborando pensieri di vario tipo o cosa mi è successo durante la giornata. Per questo, affianco al letto, tengo sempre un taccuino dove faccio immediatamente uno schizzo quando ho un’improvvisa ispirazione. Non ho ancora iniziato veramente a dipingere usando come modelli delle persone. Piuttosto, molto spesso prendo delle immagini da internet che possano darmi il là per sviluppare l’idea che ho in testa.

 

Il tuo catalogo comprende opere come “Joker”, la raffigurazione di “The Mask” e allo stesso modo “In memory of Avicii” nonché la copertina per l’album “Loop” di Phr4na rivelano: che ruolo ricoprono cinema e musica nella tua arte?

Se un film o un concetto al suo interno mi ispirano, lo approfondisco. È il caso di “Joker” che ho eseguito con l’idea di inserirlo in un video. Quello che ho fatto e sto facendo infatti è sperimentare contaminando la pittura con arti grafiche e digitali. Per questo ora sto studiando gli applicativi come Photoshop, Illustrator e Adobe Premiere: voglio mixare gli ambiti e le varie tecniche perché spesso molti dipinti mi appaiono troppo fermi. Con il video in particolare sono riuscito ad animare le mie opere e a renderle più vive. Vedremo se riuscirò a sfondare in questo modo. Il dipinto di Avicii (che io ascoltavo e ascolto molto) invece l’ho fatto perché in quel momento la sua vicenda mi ha sconvolto e colpito particolarmente.

 

Musica e cinema a parte, che rapporto ha invece la tua arte con l’attualità?

Tendo a non mescolarla troppo con quello che faccio, sicuramente non con la politica di cui già si parla abbastanza. L’unica concessione che ho fatto (ma senza volerlo) è stata nel caso di uno dei miei ultimi dipinti realizzati per un contest avente come tema “Il labirinto”. In quel caso ho preso spunto da una foto su internet e la resa, forse anche per la scelta cromatica, ha fatto pensare a molti che io stessi trattando di politica e, nello specifico, di immigrazione quando in realtà il significato che volevo dare era diverso: lo smarrimento nel nostro mondo e nei labirinti personali che noi stessi creiamo. In generale comunque, evito di soffermarmi sulla politica, preferisco puntare di più sulla psicologia.

 

Rispetto al passato come ti poni? Hai modelli o figure precedenti a cui ti rifai o che ti hanno segnato?

Victor Tampei

Klimt mi piace tantissimo e nelle mie opere ci sono diversi rimandi a lui: il più evidente è l’uso della foglia d’oro. I suoi lavori mi hanno davvero affascinato un sacco. Insieme a lui ci sono poi altri artisti contemporanei a cui guardo con particolare attenzione come Brad Kunkle, Joel Rea, Eloy Morales, Casey Baugh e Andrew Salgado. Molti li seguo sui social, uno strumento che mi ha facilitato parecchio in fase d’ispirazione, e di diversi visiono inoltre parecchi video online, una pratica che ho trovato decisamente utile nascendo io come autodidatta e considerando che in Brera insegnano poco la tecnica. Ecco, l’Accademia a posteriori mi è servita più per definire il concetto dell’opera, meno per imparare la tecnica.

 

Hai citato i social e, a tal proposito, commentando una tua opera ti chiedi “I social causano danni o sono qualcosa di buono?”: qual è il tuo parere?

Sono un ottimo mezzo per fruire di contenuti, per divulgare messaggi e apprendere notizie. Ci sono però anche dei lati negativi perché se non sai come approcciarti rischi di annegare o quantomeno di subire cattive influenze. È spesso quello che accade con molti ragazzini che guardano ossessivamente gli influencer ma, capendo che quella è un’altra vita, entrano in una sorta di spirale depressiva. Condivido in questo senso il pensiero di Federico Clapis che ha invitato i ragazzi a seguire gente che coi propri contenuti può stimolare e aiutare davvero a crescere. Io per esempio sto seguendo più artisti, gallerie o magari persone che lavorano nel mondo della moda, figure comunque vicine al percorso che voglio seguire. Grazie ai loro contributi sto sviluppando altre idee. Ritengo perciò che sia necessario perciò filtrare i social, specie da giovanissimi.

 

A livello contemporaneo, anche alla luce di quello che hai detto, che idea hai dell’arte e della pittura in particolare?

Nell’ambiente dell’Accademia di Brera si diceva che oggi la pittura sta morendo. Poi però basta aprire i social o andare in giro per vedere che ci sono artisti contemporanei davvero incredibili e pieni di talento, molti dei quali stanno ottenendo un ottimo riscontro facendo mostre, partecipando a contest e riuscendo così a vivere bene grazie alla propria arte. Fra questi ci sono anche molti pittori perché la pittura alla fine serve sempre, è un elemento nella storia che ci segna e ci ha segnato. Io guardo più a loro che ad altri artisti attivi in altre discipline ma, ad ogni modo, anche in quel campo ci sono personalità al giorno d’oggi che fanno grandi performance, video stupendi e tanto altro. Alcuni mi piacciono, altri meno: è solo questione di gusti.